(Fonte: odg.it) Nei primi giorni di luglio del 2010, il settimanale britannico “The Economist” ha pubblicato in copertina una foto che ritraeva il presidente Barack Obama, solitario e pensieroso, sulla spiaggia davanti al Golfo del Messico inquinato dal petrolio fuoriuscito da un pozzo della BP. Seguì una polemica, importante quanto l’autorevolezza del settimanale. Perché l’immagine, scattata da un fotografo della Reuters, era stata modificata dalla redazione dell’Economist: nell’originale Obama non era solo. La discussione per qualche giorno fu piuttosto accesa: per i critici la foto avrebbe dovuto documentare la verità. Il settimanale spiegò la scelta dicendo che la presenza di una persona sconosciuta accanto al presidente sarebbe stata poco comprensibile per i lettori. E poi, bisogna dirlo, il presidente solitario aveva un impatto emotivo più forte. Insomma: l’immagine verosimile faceva un effetto migliore dell’immagine vera.
Oggi una questione del genere può apparire una sottigliezza d’altri tempi. I social media sono inondati di foto e video verosimili, ma che non rappresentano nulla di vero. All’inizio del 2026, per esempio, la piattaforma X, ex Twitter, ha fatto circolare milioni di immagini prodotte con il modello di intelligenza artificiale Grok che ritraevano persone più o meno famose in abbigliamenti indecenti. Tutte immagini false ma, per un certo pubblico, interessanti, fortemente critiche, curiose o almeno divertenti, proprio perché violente e verosimili. La libertà di espressione è stata spesso invocata per difendere anche questo genere di pratiche. E questo è certamente un argomento unilaterale: la violenza dell’espressione di alcuni finisce col reprimere la libertà di espressione di altri, perché le vittime spesso cessano di dire la loro per paura di subire nuovi attacchi. Ma in questa discussione sulla presunta libertà di espressione dei violenti falsari si perde comunque un altro lato della trasformazione in atto: la sensibilità per una rappresentazione veritiera della realtà, soffocata nel vortice dello spettacolo della circolazione di rappresentazioni che non hanno nulla a che fare con ciò che è avvenuto, ma che sono verosimili e dunque sono utili a una forma di comunicazione che strumentalizza l’attenzione del pubblico.


